18/03/2020

I mostri pedofili non si fermano neanche con il Coronavirus. L’allarme di Meter

I pedofili e i pedopornografi non si fermano, neanche nel periodo del Coronavirus. Anzi, in modo drammatico aumentano la loro azione di adescamento e di produzione e divulgazione di materiale pedopornografico.

L’associazione Meter, da anni impegnata proprio nel contrasto alla pedofilia, ha inoltrato, nelle prime due settimane del mese, ben 138 segnalazioni, denunciato 182 chat pedofile (con migliaia di utenti) e quasi 20mila video e foto pedopornografiche.

Il traffico di materiale, sia vecchio che di nuova produzione,  non si arresta, anzi, trova maggiore diffusione e business, peggio ancora i tentativi di adescamento. «Uno scempio e una violenza inaudita», come afferma l’associazione tramite un comunicato stampa e denuncia quindi «un aumento vertiginoso soprattutto nelle chat».

Inoltre, la Polizia postale, esaminando centinaia di denunce presentate ai compartimenti territoriali nelle ultime due settimane, ha analizzato come ben 47 riguardano casi di pedofilia e proprio le Forze dell’Ordine mettono in guardia: «è estremamente pericoloso lasciare da soli i minori, costretti a restare in casa in questi giorni, a navigare liberamente in rete. Così i pedofili trovano terreno fertile».

A fare da eco alla Polizia è stato don Fortunato Di Noto, fondatore della onlus Meter. «L’aumento esponenziale dell’uso dello smartphone e di Internet, fatto molto positivo in questo periodo di giusta forzatura di restare a casa – ha affermato – espone, se non vigilati, al rischio, soprattutto i minori di naufragare in chat pericolose dove gente senza scrupolo adesca e chiede foto e video per i loro traffici turpi e ricattatori., approfittando della solitudine e della fragilità».

Le segnalazioni, tutte documentate-  ha ribadito il sacerdote – dimostrano questo pericolo. Da qui l’appello: utilizzate internet, usufruite delle piattaforme social ma sempre con prudenza e intelligenza. Chiedete sempre aiuto, cari ragazzi e adulti, senza esitazione se siete in pericolo».

 

di Salvatore Tropea

 

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