05/11/2019

Gender, effetto fiasco: le bambole arcobaleno non...

Abbiamo trattato dell’argomento delle nuove bambole gender fluid della Mattel, lanciate nelle scorse settimane. L’azienda specializzata nei giocattoli, infatti, ha dato il via ad una linea di bambole personalizzabili, che offrono tantissime possibili combinazioni di personaggi e look tutte in un’unica confezione.

La trovata della Mattel, però, potrebbe avere – e in parte ha già avuto – un vero e proprio effetto boomerang, che ha finito per fare delle bambole un flop. Tutto, infatti, si gioca sul concetto stesso d identità, quella identità che proprio il progetto della Mattel vorrebbe proporre come “fluida” e che però non sta facendo vendere questi giocattoli pensati per avvicinare i bambini alla mentalità che non esiste nessun genere davvero ben definito.

L’identità, però – come commenta a tal proposito Il Sussidiario – è ciò che la teoria gender rifiuta ed è, allo stesso tempo, il pilastro su cui si fonda l’esistenza stessa e tutto il marketing di qualsiasi azienda, comprese quelle che fanno del “gender fluid” una nuova battaglia. Una chiara identità di marca, infatti, è l’unico modo per differenziarsi dai concorrenti e per “fidelizzare” (come si usa dire in gergo tecnico) i consumatori. Ma ecco quindi il grossolano errore, visto che proprio le marche per prime inneggiano alla mancanza di identità promossa dalla teoria gender,

Senza contare che, come sottolinea l’articolo de Il Sussidiario, a forza di sposare teorie che delegittimano la famiglia tradizionale, si andrà a finire che ci saranno sempre meno bambini per cui quelle stesse marche – come la Mattel - non venderanno più prodotti per l’infanzia, e poi venderanno sempre meno per semplice mancanza di consumatori.

 

di Salvatore Tropea

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